Castello di Sperlinga

 

Nel cuore della Sicilia, al confine tra le Madonie ed i Nebrodi, scavata in una roccia d’arenaria, sorge una “regale dimora trogloditica” le cui origini si fanno risalire al periodo dei Siculi.
I Normanni, su questo mammellone roccioso di forma piuttosto oblunga, costruirono una fortezza a cui diedero il nome di Sperlinga dal termine greco “spélynks-yngos” e da quello latino “spelunca” da cui l’italiano spelonca con il significato di antro naturale profondo, oscuro, squallido ed inospitale.
Di Sperlinga sappiamo che viene citata per la prima volta nel 1082 in un “privilegio” del conte Ruggero, che nel 1132 ne era signore un certo Rosso Rubeo e nello stesso anno viene citata in una concessione del Re Ruggero I, ed ancora nel 1151 e nel 1198 nelle bolle pontificie rispettivamente di Eugenio III ed Innocenzo III.
Il ruolo strategico del Castello medievale era quello di controllare una importante strada regia che collegava Palermo con Enna, Catania e Messina.
Nel 1282 la rocca fu protagonista di una resistenza eccezionale divenuta famosa nella storia del Vespro. In tutta l’isola la rivolta del Vespro durò quasi un mese, tranne che a Sperlinga, dove una guarnigione francese - all’interno del Castello assediato - poté resistere quasi un anno grazie all’aiuto di signori locali, in pratica si trattò dell’unica rocca siciliana nella quale gli angioini riuscirono a resistere all’impeto della grande rivolta siciliana.
Re Carlo premiò i principali protagonisti di quella resistenza con delle rendite considerevoli.
L’episodio venne poi ricordato con una iscrizione latina scolpita in due pietre sull’arco a sesto acuto del vestibolo del Castello e così recita “Quod Siculis placuit sola Sperlinga negavit” (ciò che piacque ai Siciliani, venne rifiutato da Sperlinga).

                 

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