Poesie dedicate a Caccamo ed al Castello

  A CACCAMO


Ti ho conosciuto in una sera d’inverno
ed eri tutta bagnata dalla pioggia.
Un vento gelido ci ha accolti a noi ansimanti di conoscerti,
provenienti da più parti dell’isola.
Com’eri “bella” nelle tue stradine antiche, con le
tue numerose chiese ricche di opere d’arte e con
il tuo possente maniero che si ergeva
imponente a difesa del territorio e dal quale
abbiamo goduto di un superbo panorama.
La storia ci ha condotto da te, perchè degna di
essere conosciuta. Ti abbiamo apprezzata come
ogni cosa “rara” e... i tuoi siti silenziosi ce li

porteremo dentro nei nostri cuori di visitatori
attenti.
Come non potevamo gioire, quando ci
apprestavamo a renderti omaggio.
Certo, la mente torna indietro nel tempo
lontano, a quando eri ancora giovane e
splendida.
Allora non c’era il progresso; saremmo arrivati
con muli e cavalli e avremmo cercato tra le tue
genti nobili ospitalità e calore per ritemprarci
del lungo viaggio.
Ma anche così hai destato forti impressioni!
A me che ho vissuto da sempre nell’ombelico
della Sicilia e che ho ritrovato in te molte cose
che mi ricordano le mie mura antiche.
Ho sentito un profumo nell’aria, lo ha portato il
vento ed eri tu che ti sei mostrata a noi in
giochi di luce e di ombre.
Un saluto ed un arrivederci ad una “calda” sera
d’estate, per conoscerti ancora, con un volto
nuovo!
Luigi Pastorelli

Il Castello Illuminato

In un ricamo
di fiaccole tremanti
tra merli aviti
svettanti nell’azzurro
e finestre miranti
su silenti declivi,
vallate amene
ricche di frutta
e di giardini verdi
che vanno verso il mare
solcate dal tortuoso
San Leonardo
e strette da colline,
cime ineguali,
il Capo Zafferano,
rocche imponenti
e antichi avanzi
d’un castello lontano diroccato.
Così,
al turista che accorre
il gran Maniero
appare.
All’improvviso.
Dopo un’erta salita.
Bello, imponente.
Espressione di forza,
di difesa,
di sicura dimora.
Si resta senza fiato.
Non ci sono parole.
Stupendo,
ogni commento spegne.

L’occhio n’è preso
ed il pensiero, lontano,
cerca nel tempo
con l’ansia di sapere.

Fantasmagorie di colori,
gioco d’ombre.
Spettri vaganti
dalle segrete orrende,
da lussuosi saloni
e dalle calde alcove.
La mente corre...
si sbriglia in un galoppo
senza freno.
Vede e si vede,
si riconosce, freme.

In ogni lume tenue,
rivede un personaggio
del passato
che giunge sino a noi,
incerto...
e ci commuove.

Vanni Cancilleri 07/08/1977

 

 

U CASTEDDU DI CACCAMU

“Mpunenti cu li so’ turri di Caccamu lu
Casteddu
L’umbra sua manna supra un ciumi beddu
chi scurri ‘nta na valli profumata
tutta di viti e ciuri cultivata.
Iddu nni parra di passati tempi
di lotti, di cuntrasti, di fistini,
di genti bona e di omini empi
chi ‘nto Casteddu camparu mischini.
Nui lu guardamu cu granni ammirazioni
iddu chi vitti tanti generazioni
e n’auguramu ca sempri risplenna
di fama, di furtuna e di legenna
Anna Cordone

CACCAMO

Gelosa d’amore
Sui monti nascosta
Tra ulivi distesa
Caccamo canta
Di nobili imprese
Di trepide attese
Di figli lontani.

E canta con arpe
Di raggi di sole
Con voce di venti
Le storie d’armati
Di vanghe e preghiere
Di donne rapite da draghi
Di forni di pane.

Ascolta tu notte
Che giaci distesa
Su cuscini montani
Altrove nervosa
Partorisci mattini
Già ciechi di luce.

Renzino Barbera

 

VECCHIO CASTELLO

Il sole tramonta
dietro la tua torre più alta.
Accarezza le tue mura,
i muschi e le erbacce che le ricoprono...
Oh grigio castello,
messagger del tempo,
immensa fortezza...
Sei lì immobile,
addormentato nella roccia,
prigioniero del passato!

Pietra su pietra, da pietra nato,
ti ergi ancora ad ammirar quel cielo
che con te,
vide genti gioire,
condannati spirare;
sentì gli spasimi nelle segrete,
e la morte calar sugli innocenti!

Dove mille e mille leggende
s’intrecciano
nelle tue stanze buie e misteriose,
tu, oh grigio castello,
immensa fortezza,
rimarrai in eterno
a testimoniare al mondo,
le virtù di un tempo passato.

Tiziana Marfisi

 

Il Castello

Maniero dai merli parlanti,
quante volte, percorrendo le tue
valli,
ti ho ammirato, dialogando con la
tua vita,
che affonda le sue radici in tempi
lontani.
Guardando le tue bifore,
sembra che un volto leggiadro di
donna
parli alla città sottostante,
intenta al quotidiano lavoro.
Quali memorie nel territorio
ti possono eguagliare ?
In me rimani sempre vivo,
come se fossi una compagna di
vita.
Quali destini ti riserviamo ?
Mi piacerebbe conoscerti meglio
affinchè la tua immagine
si imprima nelle nostre menti,
distratte dai tempi moderni.


Giovanni Pravatà

 


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