Origini ed aspetto storico-civile,
economico e religioso

Gli studiosi che hanno cercato di ricostruire le primissime fasi della vita della città ed i misteri che avvolgono le origini della storia di Caccamo sono stati diversi, e mai nessuno è riuscito a dare una risposta certa ed univoca.
L’interpretazione dell’etimo toponomastico ha presentato grandi difficoltà. Il termine Caccamo potrebbe derivare dal greco Kakkabe (pernice) e Kakabe (calderone), dal punico-cartaginese Caccabe (testa di cavallo): presente nello stemma della città, dal latino Cacabus (pentolone), dall’arabo Kùkum (vaso-marmitta) e dal siciliano Caccamu (albero di loto).
Facendo riferimento all’etimologia della parola, alcuni studiosi attribuirono ai Greci la fondazione nel VI o V secolo a.C. Altri invece fanno risalire ai Cartaginesi le origini di Caccamo quando, nel 480 a.C. ad Himera, sconfitto Amilcare dai siracusani, un numero sparuto di essi - scampati all’eccidio - rifugiandosi verso la zona collinare, fondano Kakkabe che più tardi trasforma il suo nome in Caccamo.
Secondo la leggenda Caccamo non era altro che la mitica Cartagine di Sicilia fondata da un gruppo di soldati punici sfuggiti alla morte.
Una tesi favolosa che ha trovato qualche riscontro con il rinvenimento di monete ed armi cartaginesi nella zona, ma che purtroppo non è adeguatamente supportata.
Si dice che una delle tante battaglie si svolse a Cabala località sconosciuta che si colloca nel Val di Mazara.
Noi sappiamo che a qualche kilometro da Caccamo, sulla strada che conduce al fiume San Leonardo, esiste una zona che porta ancora oggi il nome di Dionisio (volgarmente Donisio). Potremmo essere indotti a ritenere che, essendo la contrada Dionisio molto vicina a Caccamo, Cabala è da identificare con la nostra città.
A questo punto desideriamo fare una riflessione su una coincidenza: Dionisio, comandante generale dell’esercito siracusano, si rifugiava spesso nelle Marche tutte le volte che era costretto a fuggire dall’Isola. E trovava rifugio proprio presso i Siculi con la mente sempre oppressa dal pensiero di cacciare i Cartaginesi dalla Sicilia.
Ebbene, sulla riva sinistra del fiume Chienti, in provincia di Macerata esiste una zona chiamata appunto Caccamo, abitata anticamente dai Siculi, dove Dionisio reclutava i mercenari.
In prossimità del lago artificiale ottenuto a seguito dello sbarramento del fiume Chienti, esiste una lapide che recita:
“I Siculi
abitatori della sinistra del Chienti
sin da quattro millenni
avanti era cristiana
Caccamo
chiamarono questa contrada”
Si potrebbe ritenere che Dionisio, in omaggio ai suoi mercenari abbia imposto il nome di Caccamo sostituendolo al nome cartaginese Cabala, mentre il posto dove la battaglia ebbe luogo, prese il nome del comandante dell’esercito siracusano.
L’insufficienza di reperti archeologici e la mancanza di altri documenti probanti, impedisce di scegliere tra l’una e l’altra ipotesi (origine greca o cartaginese), ma spinge a pensare che Caccamo abbia assunto notevole importanza a partire dall’alto medio evo.
In questo periodo nella zona è documentata la presenza di diversi insediamenti religiosi greco-bizantini, pertanto è naturale immaginare una struttura protettiva sia per i conventi che per le popolazioni gravitanti intorno ad essi.
Questa fortificazione (poi Castello) di parecchio anteriore, non solo è poco conosciuta, ma non viene neanche segnalata.
I riscontri cronacistici e paleografici, attestanti l’esistenza di Caccamo, risalgono al periodo arabo-normanno con la citazione del grande geografo e viaggiatore arabo Edrisi (Quaquabus) e di Ugo Falcando (Caccami oppidum... optima terra).
Queste documentazioni testimoniano sia l’esistenza del Castello che la presenza di un nucleo urbano corrispondente ai due quartieri oggi denominati Terravecchia e Rabbato.
Successivamente Caccamo comincia ad assumere importanza sempre crescente e che manterrà per oltre sette secoli con il costituirsi dell’ordinamento feudale e con la dominazione dei normanni tant’è che venne concessa in feudo nel 1094 a Goffredo de Sageyo condottiero al seguito del conte Ruggero.
Lo svolgimento della vita civile di Caccamo è legato a quello dei suoi prìncipi che fino al 1812 la governarono con padronanza assoluta, cioè fino a quando non si abolirono i diritti feudali in Sicilia.
Ottocento anni di storia durante i quali ben oltre 15 nobili famiglie ebbero la signoria di Caccamo, tra queste citiamo: Sageyo, Bonello, Lavardino, Cicala, Chiaramonte, Prades, Cabrera, Henriquez, Amato, De Spuches.
Nel suo aspetto civile Caccamo possiede una storia degna di grandi apprezzamenti, non subisce forti cambiamenti anche quando raggiunge le più alte vette del benessere e della civiltà.
La situazione odierna è sicuramente molto lontana dall’antico ruolo di primo piano che la cittadina svolse nella storia della Sicilia.
Sotto il profilo economico Caccamo, possedendo risorse e ricchezze invidiabili, occupa un posto di privilegio.
Questa buona affermazione nell’economia isolana è stata conseguita grazie alla laboriosità dei caccamesi.
Il centro medievale è dotato di una vasta piattaforma agricola comprendente 24 ex feudi.
Negli anni 1960/1970 è una cittadina agricola di primissimo ordine, il terreno vastissimo e molto fertile produce: olio, cereali e legumi; vi si coltivano la vite, gli agrumi ed il mandorlo.
L’agricoltura e la zootecnica rappresentano le principali risorse economiche della cittadina, la prima in particolare ha costituito per secoli l’unica fonte di reddito forgiando una società legata all’antica civiltà contadina di indubbio interesse culturale. Numerose sono le aziende agricole e le masserie sparse in tutto il vastissimo territorio.
Ricotta e formaggi vengono preparati con metodi della pastorizia tradizionale e sono molto apprezzati per la loro genuinità e per l’assenza di additivi chimici.
La lavorazione del legno e del ferro sono stati due settori produttivi artigianali di maggiore consistenza, basta infatti percorrere le vie del centro storico o il quartiere di Pizzo Cane o quello di Terravecchia (li consigliamo anche come angoli e scorci suggestivi da ammirare e fotografare) per notare balconi in ferro battuto e porte decorate con intarsi.
Le antiche botteghe artigianali del legno si sono trasformate in aziende, altre in mobilifici di grande rilevanza.
Gli artigiani del ferro, tranne qualche manufatto che è possibile avere ancora oggi su ordinazione, si sono industrializzati e lavorano anche l’alluminio anodizzato.
Resiste ancora qualche artigiano che si dedica alla lavorazione di cesti e panieri in canna e verghe di salice confezionati a mano che produce anche contenitori in giunco per la conservazione di ricotta e formaggi.
Al popolo di Caccamo può attribuirsi l’appellativo di religiosissimo: ne fanno testimonianza le numerosissime chiese.
Una statistica dell’arciprete Don Filippo Gallegra del 1736 ci fa conoscere che su un totale di 5.500 abitanti, si contavano 110 sacerdoti, mentre all’inizio del secolo Caccamo ne annoverava un centinaio.
A Caccamo fiorirono diversi conventi e monasteri: quello di San Domenico (1487), di San Francesco fondato nel 1407, della Raccomandata, del Carmine, di San Benedetto e di Sant’Agostino.
Allo stato attuale sopravvive solo il convento dei Padri Cappuccini, uno dei più importanti dell’Isola: per il noviziato che raccoglie ed educa alla vita del chiostro e per la biblioteca ricca di opere che racchiudono la cultura dei tempi.
Anche le istituzioni civili furono fiorenti: l’Ospedale Civico fondato nel XV secolo, il monte di pietà nel 1649 e riconosciuto come ente morale dallo Stato per la funzione di banco del povero, il Collegio di Maria come educandato femminile dove l’arte del ricamo venne insegnata e sopravvisse in tutta l’arcaica purezza di forme e di disegni tradizionali.
Ancora oggi resiste la consuentudine femminile di dedicare parte del tempo libero a questa attività nelle varie sue specialità: tombolo, filet, chiacchierino ed uncinetto. Attività diffusa a livello casalingo e di fattura davvero pregevole; sono prodotti che nascono dalla sapiente abilità di molte donne che credono alle cose belle che devono durare per sempre.

torna alla Home Page

Vai al Libro