Il castello di Montalbano Elicona (Me)
La prima notizia viene data dal geografo arabo Edrisi nel “Libro di Re Ruggero” (1154) che scrive “… da Randazzo a Montalbano corrono venti miglia. La rocca di Montalbano, posta in mezzo alle montagne è aspra a salirvi ed a scendere…”.
Verso la metà del secolo XII esisteva già da tempo il toponimo Montalbano ed un fortilizio costituito da una torre di guardia e da una cinta protettiva attorno alle quali pullulava un’intensa attività produttiva.
Divenne Signorìa reginale e, sotto il dominio dei re Normanni, Federico II di Svevia
diede Montalbano in dote alla moglie Costanza d’Altavilla.
Posta al centro del crocevia tra la costa ionica e quella tirrenica e tra questa e l’interno dell’Isola, se ne potenziò - durante la fase sveva - la fortificazione con due torri : una pentagonale sul lato sud-ovest e l’altra quadrata munita di un possente recinto a quota più bassa, sul lato opposto dell’antica rocca, con lati perfettamente ortogonali.
La muraglia (dallo spessore di m. 1,40) diventerà il muro di facciata del castello assicurando la massima protezione su ogni lato, senza aperture tranne che 47 feritoie ad intervalli regolari in modo da consentire il controllo fino al fondovalle.
Agli anni della dominazione angioina (1270) - attestazione fornita dalla data incisa su una parete all’interno della cisterna che raccoglieva l’acqua - si portano a compimento presumibilmente non solo i lavori relativi al serbatoio, una contemporanea sistemazione residenziale nonché una scuderia di grandi dimensioni.
Sotto il regno di Federico II d’Aragona il Castello visse il suo periodo di maggiore splendore grazie anche alla realizzazione delle sue “Regiae Aedes” residenza per i soggiorni estivi divenendo l’unico esempio di palazzo reale trecentesco esistente in Sicilia.
Fu costruita anche una cappella, aperte diciotto grandi finestre sopra le feritoie sveve ed un considerevole numero di porte e portali.
Nel 1396 un diploma di re Martino il giovane concede a Tommaso Romano, barone di Cesarò, la contea di Montalbano la cui signorìa durò due secoli passando poi alla fine del ‘500 per altri due secoli ai Bonanno di Cattolica che ottennero la “promozione” a ducato nel 1623 da Filippo IV, successivamente venduto (1805) alla Compagnia di Gesù a saldo dei debiti contratti dalla nobile famiglia con i Gesuiti facendo registrare altre modificazioni dell’uso dei fabbricati e nell’assetto murario.
Nel 1848 la piccola comunità religiosa affida l’amministrazione dei loro beni ai laici del luogo di loro fiducia.
Nel 1866 passò al demanio dello Stato, l’edificio fu letteralmente spogliato sia negli infissi che nell’arredamento. Le strutture principali sopravvissute ne documentano la storia fino ai nostri giorni.
: il Castello è sede del Comune, attualmente è un complesso visitabile ed utilizzato anche per manifestazioni e come laboratorio teatrale.