La chiesa dei SS. Apostoli Filippo e Giacomo ed il culto per il Crocifisso
Ai margini del torrente Canalotto è ubicata l’antichissima Chiesa di oscure origini ed in prossimità di un’altra Chiesa ormai distrutta e che aveva il tetto a capriate: quella di San Giovanni.
All’interno si ammira l’effige di un miracoloso Crocifisso in legno molto venerato dalla popolazione.
Una antica tradizione vuole che l’autore dell’opera sia stato lo stesso San Luca che scolpì il Crocifisso direttamente nel tronco di un albero. Le forme anatomiche dello stesso inducono a datarlo tra la fine del secolo XIV e gli inizi del XV.
Durante la terza domenica di maggio il simulacro viene portato a spalla da sedici uomini in processione per le vie del paese con una manifestazione religiosa tra le più caratteristiche ed antiche. Intanto il simulacro in legno è custodito all’interno di un ricco fercolo in legno intagliato rivestito di oro zecchino (della metà del secolo XVIII). Sembra proprio che vada in giro per le vie di Caccamo un piccolo tempio portatile perché la base (divisa a scomparti) è adorna di rose a rilievo; la corona (sormontata da una crocetta) è invece sorretta da quattro colonnine tortili in basso e faccettate in alto.
Un’altra bella scena coreografica è rappresentata dagli stessi devoti sedici uomini che trasportano il fercolo col miracoloso Crocifisso in quanto indossano un caratteristico costume costituito da una camicia finemente ricamata ed un calzone di lino bianchissimo mentre una larga fascia di seta di colore rosso cinge i fianchi e scende giù a guisa di cordone.
Durante la processione viene recitato un tradizionale, suggestivo e solenne rosario scandito da un ritmo quasi primitivo.“E deci mila voti
ludamu lu Redenturi
ludamulu sempri spissu
lu santissimu Crucifissu.
Me Gesù appassiunatu,
ni la cruci fusti ‘nchiuvatu;
lu me cori, lu me sciatu
si lu chianci lu mé piccatu.
Iu vi vegnu a visitari
mé redenturi nun m’abbannunari.
E vinti mila voti
ludamu lu redenturi...
E trenta mila voti
ludamu lu redenturi...
E centu mila voti
ludamu lu redenturi....”