DETTAGLI
E’ veramente difficile sottoporre all’attenzione degli ospiti visitatori tante altre piccole cose di grande interesse artistico, pertanto senza volere minimamente sminuire la loro importanza, segnaleremo quello che a nostro avviso può essere oggetto di maggiore interesse e curiosità.
Il portale in pietra arenaria dell’antica chiesa di San Marco costituisce una delle poche testimonianze architettoniche del secolo XIV rimaste a Caccamo.
Gotico-chiaramontano.
Si è a conoscenza che sia stato smontato e spostato di sede varie volte subendo di conseguenza danni irreparabili.
La scarsa sensibilità delle autorità preposte alla salvaguardia dei beni artistici ci permette di
segnalare che, a nostro avviso, meriterebbe più dignitosa collocazione.
La chiesa di S. Antonio Abate sorge ai piedi del Castello.
L’impianto architettonico è rinascimentale e l’interno è diviso in tre navate a volta sorrette da colonne. Il portale dell’antico ingresso, che richiama i motivi della bottega del Gagini, risale al 1585, ma le prime notizie dell’esistenza della chiesa si hanno a partire dal 1509.
La data 1585 con la scritta DIVO ANTONIO IN AEGYPTO ORIVNDO CETERA NORVIT / AFRICA HISPANIA GALLIA ITALIA AC ORBIS VTERQUE si trova incisa sull’architrave.
Fu rinnovata a partire dal 1696 e completata cinque anni dopo.
Il timpano, dove si trova scolpita in bassorilievo la figura del Santo, è sorretta da due colonne semicircolari scanalate che presentano nella parte inferiore eleganti decorazioni di motivi geometrici e vegetali.
Sull’altare si può ammirare una tela del 1538 di Antonio Spatafora. Rappresenta la Madonna col Bambino ed i Santi Antonio e Stefano.
Fu commissionata dal teologo e vicario foraneo Don Bartolomeo D’Amico, che costruì anche la chiesa di Maria Santissima di Visita Poveri per l’assistenza ai bisognosi, cui profuse tutto il suo patrimonio.
Intorno al 1407 la famiglia De Prades favorì la costruzione della Chiesa e dell’annesso Monastero di San Francesco d’Assisi, che sorge nel centro storico dell’abitato con stanzoni, cantine, corridoi e celle che sporgono in una loggia lunga oltre cinquanta metri. Le colonne, ornate di capitelli, furono eseguite a spese di famiglie facoltose del paese e portano inciso il blasone del donatore.
La Chiesa di San Francesco d’Assisi, la terza in ordine di grandezza tra le numerosissime a Caccamo, è da alcuni decenni chiusa al culto.
Le opere pittoriche risalenti dal ‘500 all’800 e tutti gli arredi sacri sono stati trasferiti per la custodia presso la Chiesa Madre. Ma la cosa più incresciosa è che la stessa è destinata a magazzino !
Cogliamo l’occasione per segnalare vivamente quanto scriveva il Cav. Giorgio Ponte : “ Noi crediamo di interpretare il desiderio della cittadinanza chiedendo l’intervento delle competenti autorità affinchè l’ex Chiesa di San Francesco venga traformata in un centro di cultura nel quale si possano svolgere concerti e conferenze, mostre di pittura e di prodotti artigianali. Si potrebbe anche istituire una pinacoteca civica nella quale raccogliere tutti i quadri provenienti dalle Chiese chiuse al culto “.
Nel condividere la proposta sopra esposta, segnalando amche l’idea di far nascere un museo etnografico permanente, noi desideriamo aggiungere che i locali di San Francesco potrebbero essere concessi in affidamento per la gestione a tutte le associazioni culturali che operano nella nostra città e le stesse potrebbero utilizzarli come sede comune per lo sviluppo delle loro attività sociali.
Le edicole votive volgarmente dette “i tribuneddi”, sono un elemento caratteristico della religiosità popolare dei caccamesi.
Certamente non ha origini recenti questo modo particolare di esternare fede e devozione alla divinità.
Le forme di queste strutture edilizie possono essere il tabernacolo, la nicchia, il pilone votivo, un albero sacro, incastonate sulle facciate delle case, poste ai crocicchi di strade, oppure quale piccola costruzione a se stante (tempietto), poste sulle strade di campagne, nei luoghi di transito o siti pericolosi.
Nelle edicole venivano poste statuette o immagini, dipinti su lastre di pietra o in affresco, sui muri, della Vergine o il più delle volte di Santi locali, che poteva essere il patrono del luogo o il santo invocato in circostanze di bisogno : guerre, peste, carestie o terremoti o per invocare protezione su particolari gruppi di persone.
A Caccamo ce ne sono un gran numero (almeno tredici) di edicole votive e tra queste ci sembrano degne di particolare nota alcune tra le più pregevoli : in piazza Vittorio Emanuele “la Madonna col Bambino”; sul ponte San Nicasio troviamo quella della “Madonna del passo” simbolo del fatidico momento della morte; mentre in Via Palestro c’è quella della “Madonna Parìa” del 1739.
Piazza Zafferana accoglie la cappella della “Deposizione del SS. Crocifisso”;
“ La Fiuredda “ è invece alla fine di Via del Carmine.
Attraverso un percorso non del tutto agevole o dalla costa del Carmelo scendendo verso il torrente Canalotto, o dalla zona dove sono ubicati gli impianti sportivi : stadio comunale e campi di tennis si può raggiungere la Torre di Byrsarone (detta anche di Santa Barbara).
Risale al XIV secolo ed è una delle quattro torri avanzate del Castello.
Esattamente si trova ai piedi della fine del costone roccioso su cui si erge il maniero.
Questo percorso è consigliato a coloro i quali amano scorci panoramici particolarmente suggestivi ed insoliti.
Nel XVIII secolo i padri agostiniani si trasferirono nel centro abitato e costruirono, accanto alla Chiesa di Sant’Isidoro un monastero che poi nel 1866 venne soppresso ed adibito a carcere mandamentale.
La fama di questa Chiesa è principalmente dovuta all’importantissimo quadro del pittore fiammingo Mattia Stomer del 1641 che oggi si trova custodito, per motivi di sicurezza, all’interno della Chiesa Madre.
La facciata è ornata da due medaglioni : autore Leopoldo Messina, mentre l’interno è ricco di tele fra le quali primeggia la raffigurazione di Sant’Agostino in estasi attribuita a Gioacchino Martorana.
La mancanza di reperti archeologici e di altri documenti probanti spinge a pensare che Caccamo abbia assunto notevole importanza a partire dall’alto Medio Evo.
In questo periodo è documentata la presenza di diversi insediamenti religiosi greco-bizantini nella zona.
Notizie incerte di un centro denominato “Cucumo” si fanno risalire ad un antico Evangelario greco che cita l’Abate San Teotista ; monaco basiliano morto il 4 gennaio ‘830 d.C. che esercitava il suo ministero in San Nicola dei Nemori, cenobio basiliano.
Il luogo e l’ambiente che lo circonda è davvero suggestivo ed, a nostro avviso, degno di particolare attenzione.
VIII)
La chiesa dell’Oratorio, sede della Compagnia del SS. Sacramento è parte integrante dell’intero scenario di Piazza Duomo - bellissima terrazza sul borgo duecentesco.
Rappresenta uno dei pochi documenti d’arte barocca nel periodo di massimo splendore.
Le dodici statue in gesso raffiguranti i Dodici apostoli modellate con notevole abilità tecnica sono poste ai lati del tempio entro apposite nicchie.
Sarebbe auspicabile non solo che le stesse con opportune opere di salvaguardia vengano salvate, ma anche che questo sito venga aperto al pubblico ed inserito nel percorso turistico
della nostra città.
Su di un poggio roccioso, a nord di Caccamo da una altura panoramica per via di un vastissimo orizzonte che la circonda, sorge la Chiesa ed il Convento dei frati Cappuccini anno di costruzione 1589.
Particolare attenzione merita la statua in legno policromo di San Rocco in abiti da pellegrino, protettore contro la peste di cui mostra il segno (autore : uno scultore siciliano della fine del XVI secolo) nonché l’altare maggiore in legno massiccio della seconda metà del XIX secolo.
Il Convento custodisce una importantissima biblioteca che conserva manoscritti pregevoli e rarissimi libri.