Le confraternite o compagnie religiose
Esistono ancora oggi a Caccamo antiche istituzioni che, con il fasto che le distinsero in alcune cerimonie pubbliche, danno una chiara idea di ciò che esse furono in passato.
Si tratta delle antiche Compagnie religiose le quali si affiancano alle Parrocchie ed alle Chiese delle Corporazioni conservando i vecchi usi e costumi.
Ognuna di queste Compagnie o Confraternite è, o era costituita, da un centinaio di persone appartenenti tutti allo stesso ceto, arte o mestiere e che avevano quindi comunanza di interessi e di rapporti.
Esse si distinguono l’una dall’altra dal colore adottato che oltre a caratterizzare lo stendardo - quando esiste - si estende anche alla mantellina di seta pura comune a tutti i congregati e ad altri indumenti o accessori.
La mantellina viene indossata su un lungo camice di lino - detto anche cappa - che scende sino ai piedi e che viene stretto ai fianchi da un cingolo bianco terminante con fiocchi il cui colore è quello che distingue l’associazione.
Il confrate porta un cappuccio di lino bianco pieghettato che, oltre al capo, copre le spalle sino ai gomiti. Lo stesso è formato da una “celata” che quando è abbassata permette al confrate di vedere attraverso due buchi in corrispondenza degli occhi. Sul cappuccio viene indossato un cappello a falde rigide ornato da un cordone di seta che termina alle estremità con due fiocchi. Questo singolare copricapo è sempre dello stesso colore scelto dalla Compagnia. Non tutte le Compagnie hanno il diritto di portare il cappello, essendo questo un raro privilegio che venne accordato nei primi del ‘600 a quella del Sacramento e ad alcuni elementi scelti dell’Annunziata.
I confrati portano calze nere e scarpe bianche adornate da fibbie di metallo e talvolta anche d’argento.
Anche lo stendardo costituisce un privilegio. Ad esso infatti hanno diritto soltanto le Compagnie delle tre Parrocchie. E’ alto circa sei metri, al centro porta antichi e pregevoli emblemi ad arazzo che riproducono le insegne del sodalizio. Lo stendardiere indossa un costume di velluto rosso scuro ed è preceduto dallo staffiere che sorregge le estremità dello stendardo e da quattro tamburini anch’essi in costume.
Le Compagnie del Sacramento e dell’Annunziata - le più distinte e le più eleganti - hanno nel loro organico alcuni inservienti i quali accompagnano e servono i confrati “bacchettieri” che hanno il compito della sorveglianza dell’ordine durante la processione.
Dietro lo stendardo incedono due battistrada i quali portano un bastone di legno nero sormontato da una placca d’argento cesellato riproducente le insegne della Compagnia.
Nel corteo religioso, i confrati procedono in due file indiane reggendo una torcia accesa : avanti vanno i più giovani, seguono gli anziani ed in ultimo i Superiori con al centro il Governatore. Tra le file dei giovani e quelle degli anziani procede “ ‘u turciaru “ : un inserviente che porta sulla spalla sinistra una tavola rettangolare dove sono poste e legate alcune torce di riserva.
Lungo il percorso della processione le maggiori preoccupazioni di ogni Compagnia sono il silenzio ed il rispetto dell’ordine.
Caratteristica è la cosiddetta “spichetta” che viene eseguita dai quattro confrati “torcieri” che formano un quadrato e dal crocifero che sta al loro centro. Essa consiste nel volgersi simultaneamente - quasi con scatto militare - a destra o a sinistra secondo i casi, facendo perno su se stessi ad un segnale del crocifero.
Secondo la tradizione, l’organico di ogni Compagnia non può superare i cento confrati, i quali ogni tre anni eleggono il governatore e tre superiori i quali amministrano i beni del sodalizio e svolgono un’attiva sorveglianza sull’organizzazione, sulla disciplina e condotta morale degli associati. Alla formazione spirituale presiede un sacerdote cappellano eletto a vita dai confrati.
Le Compagnie, nell’epoca del loro massimo splendore, a Caccamo erano tredici, oggi ne sono rimaste appena tre. Altre hanno sostituito i caratteristici ed impeccabili costumi con i cosidetti “abitini”.
La Venerabile Compagnia del SS. Sacramento sorse nella prima metà del 1500. La sua prima sede fu nella Chiesa Madre ma nel corso di pochi anni il suo sviluppo richiamò l’attenzione del Pontefice Paolo III che il 22 giugno 1550 l’incorporò nell’Arciconfraternita del SS. Sacramento “supra Minervam” di Roma.
Nei primi del ‘600 la Compagnia ebbe il proprio Oratorio che sorse accanto alla Chiesa Madre al cui interno pregevoli stucchi in totale stato di abbandono meriterebbero un’immediato restauro
Cooperò largamente a rendere ricca di pregevoli marmi, di sculture, di pitture e di arredi sacri anche la Cappella del Sacramento nella Chiesa Madre.
Il 23 luglio 1633 il Cardinale Giannettino Doria, Arcivescovo di Palermo, con un suo decreto attribuì al primo dei tre cappellani eletti dai confrati il titolo di “Cappellano Maggiore” e rettore della Cappella del Sacramento con l’ufficio di coadiutore dell’Arciprete.
I raduni dei confrati erano frequenti e tra le manifestazioni settimanali particolare rilievo aveva la “Veglia” eucaristica di ogni giovedì, dall’Ave Maria alle due di notte, alla fine della quale le campane suonavano a festa e in tutte le case si esponevano i lumi alle finestre come un omaggio alla tradizione secondo cui proprio alle due di notte Gesù aveva istituito l’Eucaristia.
Di questa “Veglia” si ebbero delle edizioni fino al 1960, ma ora esse sono soltanto un ricordo. Essa si poteva considerare un dialogo tra il sacerdote ed il popolo, le varie fasi erano stabilite in una interessante composizione che la tradizione vuole scritta dal sacerdote caccamese Benigno Paravento nei primi del sec. XVII. Prosa, poesia e canto si alternavano e davano una suggestiva varietà al rito.
Della Venerabile Compagnia del SS. Sacramento facevano parte i notabili della città, lo stendardo è di color rosso porpora e nelle processioni, i confrati occupavano il primo posto dopo il clero.